Cacciatori (Cna Lombardia) "La liuteria una risorsa vitale per il territorio"

“Da giacimenti di un passato glorioso, ora considerati ingombranti beni improduttivi da mantenere, i beni culturali e l’intera sfera della conoscenza devono tornare a essere determinanti per il consolidamento di una sfera pubblica democratica, per la crescita reale e per la rinascita dell’occupazione”. Non possiamo che far nostro l’obiettivo enunciato nel Manifesto per la Cultura del Sole 24ore.
Il punto di partenza è chiaro. Il nostro giacimento è una risorsa con un passato glorioso e un presente più che mai vitale: la liuteria. Questa centralità appare condivisa a livello locale e, negli ultimi anni, ha determinato percorsi di sviluppo, benché articolati fra difficoltà e scelte non sempre ottimali, soprattutto perché frutto di azioni il più delle volte promosse dai diversi attori territoriali ma più raramente espressione di un sistema partecipato. Ricordo l’impegno del Comune, della Fondazione Stauffer, della Triennale; la crescita del salone Mondomusica, la spinta della Camera di Commercio all’internazionalizzazione e l’aumento del numero delle imprese artigiane che operano nel settore, una presenza che caratterizza e qualifica la città. È sufficiente camminare per le vie del centro per cogliere i segni dello sviluppo degli ultimi vent’anni.
Oggi è tuttavia tempo di guardare al futuro partendo dal recente riconoscimento da parte dell’Unesco del significato culturale della liuteria cremonese e dall’imminente apertura del Museo del Violino.
Il primo tema sottolinea l’urgenza di politiche per la salvaguardia di un patrimonio immateriale che deve continuare ad essere il “saper fare” dei nostri liutai. È necessario quindi avviare una riflessione profonda su cosa significhi oggi costruire strumenti nel rispetto di quella tradizione. Coerentemente bisogna orientare risorse pubbliche e private a sostegno di questa abilità unica: una scelta strategica, per segnare una distanza culturale e valoriale rispetto ad un contesto economico che spinge a costruire strumenti in tutt’altro modo.
Il 14 settembre viene inaugurato il Museo del Violino. La nuova struttura nasce dall’impegno di un grande imprenditore cui occorre riconoscere tanto la generosità quanto la capacità di esprimere una chiara visione strategica per il futuro della Città. È una grande opportunità per la città.
Ma la sola infrastruttura non è - purtroppo - sufficiente. E’ necessario creare le condizioni di contesto, saper condividere una governance e progettare azioni coerenti. Occorre restituire nuovo protagonismo ad un sistema con le radici nel territorio ma con lo sguardo lungo. Urge una radicale presa di coscienza delle trasformazioni delle filiere culturali e creative e lo sviluppo di una azione di razionalizzazione delle risorse, concreta ed efficace, alla luce degli attuali scenari competitivi. Quante realtà, ad esempio, si occupano di promozione turistica? E’ necessario individuare un unico soggetto di sistema con competenze e finanziamenti adeguati.
La copertura economica è ovviamente la criticità più ardua. Sappiamo quanto abbia inciso la crisi e la diminuzione di trasferimenti dallo Stato centrale agli Enti locali, talora ponendo a rischio perfino servizi da sempre patrimonio del nostro stato sociale.
Ma una volta posti in sicurezza questi presidi, nel momento pragmatico della definizione di priorità è centrale il ruolo della liuteria ed oggi del Museo del Violino per il rilancio della città.
Talora, invece, parole ed azioni sembrano imboccare direzioni opposte. Nasce il Museo del Violino ma quando la Fondazione Stradivari è chiamata a garantirne il funzionamento, dai soci fondatori si sfila un soggetto istituzionale fondamentale come la Provincia ed anche la dotazione economica da parte di soggetti pubblici e di autonomie funzionali rimane pressoché invariata, nonostante l’area d’azione sia sicuramente più ristretta.
Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare; oggi la verifica sulla direzione da perseguire è nelle scelte. Occorre ragionare in un’ottica di medio-lungo periodo in cui lo sviluppo passi obbligatoriamente per la valorizzazione dei saperi, delle culture, puntando sulla capacità di governare il cambiamento. Perché solo in questo modo tanto i giovani quanto il mondo imprenditoriale - cui certo non difettano know how e potenzialità - potranno ancora guardare a Cremona come un luogo su cui scommettere per il proprio futuro.
Il punto di partenza è chiaro. Il nostro giacimento è una risorsa con un passato glorioso e un presente più che mai vitale: la liuteria. Questa centralità appare condivisa a livello locale e, negli ultimi anni, ha determinato percorsi di sviluppo, benché articolati fra difficoltà e scelte non sempre ottimali, soprattutto perché frutto di azioni il più delle volte promosse dai diversi attori territoriali ma più raramente espressione di un sistema partecipato. Ricordo l’impegno del Comune, della Fondazione Stauffer, della Triennale; la crescita del salone Mondomusica, la spinta della Camera di Commercio all’internazionalizzazione e l’aumento del numero delle imprese artigiane che operano nel settore, una presenza che caratterizza e qualifica la città. È sufficiente camminare per le vie del centro per cogliere i segni dello sviluppo degli ultimi vent’anni.
Oggi è tuttavia tempo di guardare al futuro partendo dal recente riconoscimento da parte dell’Unesco del significato culturale della liuteria cremonese e dall’imminente apertura del Museo del Violino.
Il primo tema sottolinea l’urgenza di politiche per la salvaguardia di un patrimonio immateriale che deve continuare ad essere il “saper fare” dei nostri liutai. È necessario quindi avviare una riflessione profonda su cosa significhi oggi costruire strumenti nel rispetto di quella tradizione. Coerentemente bisogna orientare risorse pubbliche e private a sostegno di questa abilità unica: una scelta strategica, per segnare una distanza culturale e valoriale rispetto ad un contesto economico che spinge a costruire strumenti in tutt’altro modo.
Il 14 settembre viene inaugurato il Museo del Violino. La nuova struttura nasce dall’impegno di un grande imprenditore cui occorre riconoscere tanto la generosità quanto la capacità di esprimere una chiara visione strategica per il futuro della Città. È una grande opportunità per la città.
Ma la sola infrastruttura non è - purtroppo - sufficiente. E’ necessario creare le condizioni di contesto, saper condividere una governance e progettare azioni coerenti. Occorre restituire nuovo protagonismo ad un sistema con le radici nel territorio ma con lo sguardo lungo. Urge una radicale presa di coscienza delle trasformazioni delle filiere culturali e creative e lo sviluppo di una azione di razionalizzazione delle risorse, concreta ed efficace, alla luce degli attuali scenari competitivi. Quante realtà, ad esempio, si occupano di promozione turistica? E’ necessario individuare un unico soggetto di sistema con competenze e finanziamenti adeguati.
La copertura economica è ovviamente la criticità più ardua. Sappiamo quanto abbia inciso la crisi e la diminuzione di trasferimenti dallo Stato centrale agli Enti locali, talora ponendo a rischio perfino servizi da sempre patrimonio del nostro stato sociale.
Ma una volta posti in sicurezza questi presidi, nel momento pragmatico della definizione di priorità è centrale il ruolo della liuteria ed oggi del Museo del Violino per il rilancio della città.
Talora, invece, parole ed azioni sembrano imboccare direzioni opposte. Nasce il Museo del Violino ma quando la Fondazione Stradivari è chiamata a garantirne il funzionamento, dai soci fondatori si sfila un soggetto istituzionale fondamentale come la Provincia ed anche la dotazione economica da parte di soggetti pubblici e di autonomie funzionali rimane pressoché invariata, nonostante l’area d’azione sia sicuramente più ristretta.
Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare; oggi la verifica sulla direzione da perseguire è nelle scelte. Occorre ragionare in un’ottica di medio-lungo periodo in cui lo sviluppo passi obbligatoriamente per la valorizzazione dei saperi, delle culture, puntando sulla capacità di governare il cambiamento. Perché solo in questo modo tanto i giovani quanto il mondo imprenditoriale - cui certo non difettano know how e potenzialità - potranno ancora guardare a Cremona come un luogo su cui scommettere per il proprio futuro.